Cgil e Fp: "servono risorse per l’assistenza domiciliare"

Mercoledì 21 Settembre - 17:54

Con una popolazione che invecchia, la Cgil e la Fp lanciano l’allarme: se non verranno destinate maggiori risorse all’assistenza domiciliare il rischio è di una involuzione del modello trentino. Il rischio è che si perda personale, si riduca la qualità dei servizi offerti e si carichino le famiglie di nuovi oneri costringendoli a rivolgersi al privato. Cgil e Fp, che rappresenta il settore, chiedono alla Provincia un tavolo e maggiori risorse. I sindacati puntano il dito contro una Giunta che decide tutto da sola, senza alcun coinvolgimento delle parti sociali, delle consulte della salute e delle rappresentanze degli utenti. “Eppure con le risorse stanziate dal Pnrr, con la riforma della medicina territoriale e dell’assistenza si sta discutendo di scelte che impatteranno sulla sanità e l’assistenza trentina per il prossimo trentennio – dicono -. E’ incomprensibile come l’esecutivo tiri dritto ignorando, scientemente, le istanze dei cittadini e di chi li rappresenta”. Il tutto, peraltro, senza produrre alcun avanzamento, ma solo uno scivolamento verso il basso della qualità dell’assistenza a partire da quella socio-assistenziale, in particolare per i soggetti più fragili come gli anziani e i disabili che hanno bisogno di cure domiciliari. Una situazione determinata dalla carenza di personale e dagli stanziamenti insufficienti di risorse. Due fattori che si alimentano reciprocamente in un circolo vizioso dove a farne le spese sono i cittadini più fragili, come spiegano i sindacati. “La carenza di personale è diretta conseguenza anche delle non buone condizioni di lavoro e retributive per chi opera nel terzo settore. Il contratto nazionale è fermo, quello provinciale manca da quindici anni, il carovita erode gli stipendi e il personale deve occuparsi di un numero sempre maggiore di pazienti. La responsabilità è in primo luogo della Giunta provinciale che non intende aumentare i finanziamenti alle Comunità di Valle che erogano questi servizi. A farne le spese sono le famiglie costrette a rivolgersi al sistema privato dovendo impegnare risorse crescenti e le lavoratrici ed i lavoratori che non vedono pienamente riconosciute le loro professionalità e il loro lavoro. E’ chiaro che anche trovare figure disposte a lavorare in questi contesti diventa sempre più difficile. Ecco come si alimenta un circuito vizioso che riduce la qualità dei servizi socio-assistenziali”. Da qui le richieste di stanziare maggiori risorse per il terzo settore. In primo luogo rafforzando il fondo socio-assistenziale delle comunità di valle oggi fermo a circa 93 milioni di euro, insufficienti per potenziare l’assistenza a livello territoriale e domiciliare. Maggiori stanziamenti sono necessari per rinnovare il contratto provinciale del settore e garantire migliori condizioni retributive e di lavoro agli addetti oltre che per attrarre personale qualificato. Infine la questione affidamenti: Cgil e Fp chiedono ai prossimi parlamentari trentini e alla Giunta provinciale una vera e propria azione di pressing sul legislatore europeo perché modifichi, estendendole, le durate degli affidamenti. “Questa deve diventare una priorità perché anche affidamenti troppo brevi scoraggiano gli investimenti nella qualità del servizio e del personale”, concludono e in procedure innovative come la co-progettazione che supera definitivamente il meccanismo degli appalti”.

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