Cresce il lavoro femminile, ma rimane grande il divario con gli uomini, anche nei settori in cui le donne sono tante: secondo l’Unione Generale del lavoro oltre il 70% del personale del Servizio sanitario nazionale è donna, eppure, sono pochissime nei ruoli apicali. In occasione dell’8 marzo 2026, la condizione femminile in Trentino evidenzia una realtà complessa, fatta di progressi ma anche di criticità. Nel 2025 la Camera di Commercio ha registrato 42 nuove imprese guidate da donne, la quota però rimane ancora inferiore alla media nazionale. Le lavoratrici sono poche e pagate peggio dei colleghi uomini, inoltre in molte sono costrette a scegliere un part-time. C’è poi il lavoro da remoto. “Passato il picco pandemico – scrive la CPO - nel 2023 usufruisce di questa modalità il 12,0% delle occupate in Trentino”. Quello che serve è un cambiamento radicale dell’organizzazione del lavoro, cosa difficile in una Italia che non ha ancora il congedo paritario e in un Trentino in cui le aziende sono spesso molto piccole. La mancanza di mezzi di conciliazione si ripercuote anche sul numero di donne che abbandona il lavoro, quasi il 70% delle lavoratrici madri.