40 milioni di euro in meno nelle casse provinciali. A tanto ammonta la cifra che Acciaierie Venete spa porta via dal Trentino con un semplice cambio di sede. La società aveva spostato la sede a Borgo Valsugana nel 2019, mantenendo la direzione a Padova, dopo aver acquisito BVS SrL, la società che era stata costituita nel giugno 2017 per prendere in affitto e poi acquisire gli asset della ex Leali Steel. Lo scopo era quello di gestire la crisi e il rilancio dello stabilimento della valsugana, alle prese con un periodo di alto costo energetico, una sovrapproduzione internazionale di acciaio e una conseguente perdita di competitività dell’impianto. Da allora le acciaierie di Borgo hanno vissuto una fase di consolidamento industriale, mentre Acciaierie Venete è arrivata a sforare il miliardo di fatturato. Il vincolo a restare in Trentino è però in qualche modo scaduto senza che si facesse niente. È questa l’accusa del PD, che in una interrogazione in Consiglio Provinciale chiede alla Giunta perché il Trentino non abbia fatto di tutto per evitare che Acciaierie Venete spa tornasse a casa sua, a Padova, e invoca contributi per l’efficientamento energetico o strumenti simili che avrebbero reso conveniente per la società restare legata a doppio filo con la Provincia. Contributi che – è bene dirlo – l’azienda non ha chiesto. Vero è che questo cambio di sede costa al Trentino circa 40 milioni di gettito fiscale, ma è anche vero che l’attività delle Acciaierie, che non a caso si chiamano “venete”, è a Padova e Verona, oltre che a Udine, Brescia e Borgo Valsugana.