Il Trentino brinda a un’annata che ha messo alla prova i vigneti ma ha premiato la qualità. Sono oltre un milione e centomila i quintali di uva prodotti nel 2025, l’11% in più rispetto al 2024: è il dato emerso alla diciottesima Giornata tecnica della vite e del vino alla Fondazione Edmund Mach, davanti a 230 viticoltori e operatori del settore, in presenza e in diretta streaming. Un’annata complessa, segnata da un giugno caldo e siccitoso seguito da un periodo freddo e molto piovoso. Le temperature medie, superiori ai valori storici, e le precipitazioni intense tra agosto e settembre hanno favorito la diffusione dei marciumi dei grappoli, costringendo in molti casi ad anticipare e concentrare la vendemmia in poche giornate utili. Sotto osservazione soprattutto le varietà medio-tardive come il Teroldego, che negli ultimi quindici anni registra un anticipo delle fasi fenologiche: nel 2025 l’invaiatura è arrivata circa due settimane prima rispetto alla media. Le prove in campo su sostanze per rafforzare la resistenza degli acini, però, non hanno evidenziato miglioramenti significativi. La produzione complessiva si è attestata a 1 milione 131 mila quintali, in linea con la media del decennio. Positivi i risultati per lo Chardonnay, sia base spumante sia vino fermo, con un equilibrio ottimale tra zuccheri e acidità. Più in difficoltà alcune varietà aromatiche e il Pinot grigio, penalizzati dalle piogge di fine agosto. Le varietà rosse, grazie alla gestione in cantina, hanno comunque dato vini freschi e fruttati. Spazio anche ai temi ambientali: dalla sperimentazione tra antibotritici di sintesi e prodotti di origine naturale, fino ai nuovi impianti collettivi per il lavaggio degli atomizzatori a Lavis e Mezzocorona, per ridurre il rischio di inquinamento delle acque. Un’annata che conferma una certezza: con un clima sempre più variabile, monitoraggio e innovazione restano le chiavi per il futuro della viticoltura trentina.