Donne senza fissa dimora, dopo la risposta della Provincia che chiede anche il coinvolgimento di terzo settore e sindacati, la CGIL risponde all'appello e chiede una presa in carico organica. Le donne senza fissa dimora a Trento intercettate dai servizi sono 20: dopo la fine dell’emergenza freddo, sono state riaccolte in parte in via Saluga, dove già c’erano i posti letto previsti per l’inverno, in parte all’ostello di Rovereto. Sistemazioni provvisorie che non risolvono il problema e sono diverse le associazioni che seguono la vicenda, a partire dalla Commissione Pari Opportunità, la Consulta provinciale per la salute e lo Sportello Casa per Tutti che è sceso in piazza accanto alle senza fissa dimora. La risposta istituzionale alla fine c’è stata: “le donne coinvolte seguiranno percorsi di orientamento e valutazione delle competenze lavorative con l’obiettivo di favorirne autonomia e responsabilizzazione attraverso il lavoro” ha fatto sapere la Provincia. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Provincia e Commissariato del Governo ma si vuole ora estendere il modello coinvolgendo Terzo settore, sindacati e associazioni datoriali, puntando a una gestione condivisa del fenomeno migratorio sul territorio trentino.