Continua a suonare l’allarme per la carenza di medici di base in Trentino. La sirena si è fatta ancora più rumorosa visto l’esito dell’ultimo bando Asuit: su 63 incarichi da assegnare, solo 12 medici hanno risposto all’appello, di cui solo cinque già pronti da subito. Gli altri sette non hanno ancora completato gli studi. Risultato: il 92% delle zone carenti rimarrà scoperto. Secondo De Pretis la firma dell’accordo integrativo provinciale è un buon punto di partenza, ma da solo non basta. Da qui nasce una nuova richiesta all’Asuit: alleggerire il carico di lavoro burocratico (non clinico) e trasferirlo ad altre figure professsionali, in modo da rendere la professione anche più attrattiva per i giovani. Il massimo rappresentante dei medici trentini infine stronca l’ultimo progetto di riforma avanzato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, che punta a rendere i nuovi medici di famiglia dipendenti del sistema sanitario nazionale. Per De Pretis una mossa controproducente.