Mondo, tradizioni e riti a ricordo dei cari defunti

Sabato 02 Novembre - 12:19

Il rito della commemorazione dei defunti è presente in tutte le civiltà, dall’antica Roma ai Celti, tradizioni differenti con l’obiettivo di non dimenticare i cari defunti. Commemorare i morti nel giorno del 2 novembre è una tradizione antica per la Chiesa cattolica, a introdurre la solennità fu invero, nel 998, l’abate sant’Odilone di Cluny con lo scopo di potenziare le preghiere in suffragio dei defunti. Un giorno che unisce due mondi quello visibile e quello invisibile. In molte culture dell’America Centrale, le tombe vengono adornate con oggetti, giocattoli e alcolici. In Guatemala, si costruiscono grandi aquiloni da far volare al cimitero come segno di buon auspicio. In Messico, gli altari dei morti vengono allestiti anche in casa, poiché si crede che i defunti tornino a visitare i propri cari. La celebrazione del Día de los Muertos, patrimonio immateriale dell’umanità, ha un aspetto gioioso, evocato dai colori vivaci e dall’iconica figura della Catrina, che rappresenta la morte con eleganza. Nel rito messicano, raccontato anche nel lungometraggio animato della Disney ‘Coco’, dopo aver festeggiato sulle tombe dei propri cari c’è chi sceglie di trascorrere lì anche la notte. Anche nelle civiltà precolombiane il passaggio all’aldilà era visto come parte di un ciclo di rinascita, con festeggiamenti già a fine agosto. Dall’altra parte del mondo in oriente similmente si festeggia il Giorno degli Antenati che non è una festa mesta, ma gioiosa non di morte ma di vita. Il Giorno degli Antenati come il giorno dei morti rappresenta l’incontro tra il pianto e il riso, la tristezza e l’allegria, la morte e la rinascita.

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