Nel 1924 migliaia di Comuni italiani conferirono a Mussolini la cittadinanza onoraria, molte volte senza un reale consenso popolare. A distanza di un secolo la questione torna al centro del dibattito. Da qualche anno le proposte di revoca per indegnità suscitano polemiche e divisioni, la cittadinanza rimane anche in alcuni Comuni di provata fede antifascista sul presupposto che non avrebbe senso cancellare dopo cento anni, in tutt’altro contesto politico e sociale, un fatto storico. È il caso di Trento, dove non passa la revoca dell’onorificenza a Benito Mussolini, il Duce rimane inequivocabilmente trentino. 28 i consiglieri favorevoli, 2 gli astenuti, 10 i non presenti. Amareggiati i sottoscrittori della proposta: Pd-Psi, Campobase, Insieme per Trento, Alleanza Verdi sinistra, Sì Trento, Gruppo Misto, Onda, Prima Trento. Anche Salò, che fu per un anno e mezzo la capitale della Repubblica Sociale, alla terza votazione ha revocato la cittadinanza onoraria a Mussolini. I conti sulla cittadinanza onoraria al dittatore è un appuntamento con la storia che Trento non mancherà di riproporre.