La comunità di Strigno si ferma per dare l’ultimo saluto a Mauro Sbetta, il 68enne trovato morto nella sua casa di via Marconi il 13 gennaio. I funerali sono stati stati fissati per giovedì 22 gennaio, alle ore 14.30 nella chiesa parrocchiale. Il corpo dell’uomo è rimasto esanime, a terra nel soggiorno, per tre giorni: la morte risalirebbe infatti alla serata di sabato 10 gennaio. L’allarme l’ha dato un cugino, che non riusciva a contattarlo. Al loro arrivo le forze dell’ordine si sono trovate davanti una scena del crimine: sangue, vetri rotti, bottiglie e il cadavere del proprietario della casa, Mauro Sbetta. Da tutti chiamato “Milord” o “Cavaliere” per il suo modo di vestirsi e atteggiarsi, l’assenza di Sbetta in paese era stata subito notata: al bar andava tutti i giorni a scambiare due chiacchiere prima di passare alla cooperativa a fare la spesa. Dal ritrovamento del corpo gli inquirenti hanno impiegato appena 4 giorni a fermare un unico indiziato: Khalid Mamdouh, un operaio 40enne di cittadinanza marocchina ma in Italia da 30 anni, raggiunto a Borgo Valsugana dove vive assieme ai genitori. Lì, davanti ai carabinieri venuti a prelevarlo, si sarebbe proclamato innocente. Secondo l’accusa invece sarebbe stato lui a sferrare, forse con un boccale, il colpo fatale alla nuca che avrebbe ucciso Mauro Sbetta, dopo una colluttazione avvenuta probabilmente al colmo di una lite. Tra le prove ci sarebbero intercettazioni telefoniche e messaggi tra Sbetta e Mambouh, che avevano organizzato un incontro proprio per quel sabato sera, le celle telefoniche che collocano il 40enne a Strigno così come le riprese di alcune telecamere, l’impronta di una mano e quella di un piede scalzo lasciate sul sangue della vittima. Anche la maglietta trovata sporca di sangue sulla scena del delitto sarebbe uguale ad una che l’accusato indossa in una foto recuperata nella sua abitazione. Non c’è pericolo di fuga del sospettato, secondo il giudice Giua, visto che dopo l’incontro con Sbetta per giorni Mamdouh è rimasto chiuso in casa, in malattia dal lavoro. Ci sarebbe però pericolo di reiterazione del reato, dovuto ai momenti di alterazione del 40enne legati all’abuso di alcol riferito da diversi testimoni. Per questo Mamdouh, che ora è chiuso nel suo silenzio, rimane in carcere.