Screening mammografico centralizzato: il PD interroga

Lunedì 06 Aprile - 12:34

A Trento torna al centro del dibattito lo screening mammografico. A sollevare il caso è la consigliera provinciale Francesca Parolari, che ha presentato una nuova interrogazione alla Giunta della Provincia autonoma di Trento. Nel mirino, la risposta del 12 marzo scorso con cui l’Azienda sanitaria ha confermato l’attuale modello organizzativo, basato sulla centralizzazione degli esami. Oggi lo screening è centralizzato nei poli di Trento e Rovereto. Una scelta che, secondo la Giunta, resta appropriata sulla base di linee guida ed evidenze scientifiche, ma per Parolari questo modello rischia di creare disuguaglianze, soprattutto per le donne che vivono nelle valli o lavorano. Nel mirino ci sono infatti i tempi di spostamento e le difficoltà logistiche: per molte pazienti, sottoporsi all’esame può significare perdere un’intera giornata. Un ostacolo che potrebbe ridurre l’adesione, in particolare tra le donne più giovani e tra le fasce più fragili. Le criticità riguardano anche le aree di montagna, come Fiemme, Fassa, Primiero, Non e Sole, dove gli spostamenti possono diventare un ostacolo concreto all’adesione allo screening. Da qui la richiesta di maggiore trasparenza: il Pd chiede dati analitici sugli ultimi dieci anni, con tassi di adesione e indicatori di esito suddivisi per territorio. L’obiettivo è capire se la centralizzazione abbia inciso negativamente sulla partecipazione, soprattutto nelle zone periferiche. L’interrogazione punta anche i riflettori sulle Case della Comunità, previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, considerate un’occasione per portare i servizi più vicino ai cittadini. Tra i quesiti: l’efficacia del sistema attuale, l’uso del trasporto programmato e i costi indiretti per le pazienti.

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