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Videogiochi a pagamento, UniTn: "Un genitore su 2 ignora i rischi"

Sabato 24 Gennaio - 10:00

Le insidie del gioco d’azzardo oggi si celano anche nei videogiochi comuni e scaricabili gratis via app. La verità emerge da un convegno tenuto in forma di live podcast dall’Addiction Science Lab dell’Università di Trento a Palazzo Benvenuti. Tema centrale dell’incontro, le cosiddette “Loot Boxes”: pacchetti misteriosi che i video giocatori possono acquistare solo con soldi veri, per sbloccare sorprese e oggetti utili ai fini del gioco stesso. Il giocatore non può sapere cosa contiene una loot box finché non paga. Per convincerlo, gli sviluppatori usano tecniche precise: design manipolatorio, marketing aggressivo e informazioni fuorvianti sulle probabilità di ottenere grossi vantaggi. Così il gioco d’azzardo cambia pelle e si nasconde nei micropagamenti online richiesti in videogiochi di vario genere. Il rischio di scivolare nella dipendenza, secondo gli esperti, è più alto tra i giovani. In Trentino almeno genitore su due dichiara di non conoscere il meccanismo delle loot boxes. L’allarme lanciato da Ornella Corazza, docente di psicologia e direttrice dell’Addiction Science Lab. Un altro campanello di allarme suona per la mancanza di normative sulle loot boxes da parte della comunità europea.

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