Il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt scuote la Germania e apre una nuova fase per la destra europea. Il partito di estrema destra ha conquistato il 43,8% dei consensi, diventando la prima forza politica del Land. Crolla invece la Cdu del cancelliere Friedrich Merz, ferma al 17,2%.
Un risultato che ha immediatamente avuto ripercussioni anche in Italia. Matteo Salvini parla di «successo clamoroso» e di un voto che dimostra che «un’altra Europa è possibile». Di segno opposto la reazione di Antonio Tajani, che definisce l’affermazione dell’AfD una «pessima notizia» e considera il partito tedesco antitetico ai valori liberali e occidentali. Giorgia Meloni, invece, mantiene per ora il silenzio.
Ma dal nostro territorio arriva una lettura diversa e più articolata. Il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher definisce preoccupante la vittoria della destra radicale, ma invita a interrogarsi sulle ragioni del voto.
Secondo Kompatscher, molti elettori dell’AfD non sono necessariamente estremisti, ma cittadini insoddisfatti dell’operato dei governi e preoccupati per cambiamenti demografici, clima e futuro economico.
E proprio qui arriva il messaggio alla politica moderata: «Non basta dire “brutti questi populisti” – osserva Kompatscher – bisogna anche poi dimostrare che siamo più bravi noi».
Una riflessione che va oltre la Germania. Perché il successo dell’AfD non sembra essere soltanto una protesta contro la politica tradizionale, ma anche un campanello d’allarme sulla capacità delle forze moderate di rispondere alle paure e alle aspettative dei cittadini.