Il Trentino tira la cinghia: oltre il 54% degli intervistati ammette di arrivare a fine mese con l'acqua alla gola, con il 9,7% costretto a intaccare i risparmi e il 3,6% a fare debiti. Numeri che alimentano il pessimismo sul futuro economico locale: il 46% prevede un peggioramento. Secondo la ricerca condotta dalla Camera di Commercio di Trento a settembre 2026 l'indice di fiducia dei consumatori si attesta a -19,8 punti, un lieve peggioramento rispetto a maggio di 0,2 punti. Sotto il livello dell’Unione Europea, ma sopra la media nazionale il cui indice è del -22,8. La scure principale resta il caro-energia: più del 90% dei cittadini risente dei rincari di luce, gas e carburanti. Il colpo è così duro da aver stravolto la mobilità quotidiana del 50,2% della popolazione, costringendo a tagliare le spese sacrificabili: bar, ristoranti, abbigliamento, sport e tempo libero. "L'indice rimane su valori negativi e riflette incertezza – avverte Andrea de Zordo, Presidente della Camera di Commercio – "i rincari inducono a contrarre le spese non essenziali". Sul fronte dei consumatori, il Direttore del CRTCU Carlo Biasior esorta all'azione per difendere il potere d'acquisto muovendo il mercato. Le leve sono tre: surrogare i mutui, far fruttare i 13 miliardi bloccati nei conti correnti trentini e cambiare fornitore di energia. Su quest'ultimo punto i trentini sono immobili: appena il 9,3% cerca tariffe migliori. Da qui la richiesta del CRTCU di introdurre tariffe dedicate per i residenti e l'adeguamento automatico alla miglior offerta da parte del fornitore locale.