Il Trentino perde la sua immunità al caporalato con quattro maxi-inchieste e circa 300 lavoratori sfruttati nel 2026, svelando un sistema criminale attivo tra la Valsugana e la Val di Non. Di fronte a questa escalation, Confagricoltura chiede tolleranza zero contro le irregolarità. In Valsugana, il fenomeno è esploso a luglio con contorni drammatici, caratterizzati da violenze fisiche e spedizioni punitive ai danni di braccianti che si erano rifiutati di piegarsi al lavoro nero. L'inchiesta ha portato all'arresto di due intermediari e alla denuncia dei titolari di tre aziende agricole, con accuse gravissime che vanno dallo sfruttamento alla riduzione in schiavitù. A fine ottobre, l'ultimo blitz a Cles, in Val di Non, ha svelato un sofisticato sistema di caporalato "colletto bianco" orchestrato da un ristoratore di origine indiana. Sfruttando le maglie del Decreto Flussi, l'uomo estorceva tra i 10.000 e i 12.000 euro a connazionale solo per l'ingresso in Italia, imponendo poi turni massacranti fino a 250 ore mensili e alloggi fatiscenti. L'operazione si è conclusa con il sequestro preventivo di circa 384.000 euro di profitti illeciti, riciclati nell'acquisto di attività commerciali e beni di lusso.