“Chi non è stato sentito dagli inquirenti ha ora la possibilità di chiedere di essere ascoltato, e di ottenere che vengano cancellate o ridimensionate le accuse nei loro confronti”.
Le parole sono dell’avvocato Giuliano Valer, che lavora alla difesa degli Agostini, all’indomani della chiusura delle indagini per il secondo filone, quella su ricettazione e riciclaggio.
In tutto sono però 34 gli indagati per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, quattro i filoni d’indagine, diciotto gli arresti.
Al centro del secondo filone l’acquisto di barre in oro per 200mila euro e di preziosi in contanti: secondo gli inquirenti l’imprenditore trentino Claudio Agostini avrebbe accumulato 886mila euro e, di questi, almeno 380mila sarebbero provento di spaccio.
L'inchiesta coinvolge diversi presunti pusher e fornitori, tra cui Michele Matera e Firas Saidi, oltre a un secondo gruppo guidato dai fratelli Omar e Mouez Dhafer. Il filone sul riciclaggio riguarda anche la famiglia Agostini, la compagna di Claudio, Lilia Vacurcic, e Steve Stinghel. Tra gli indagati figuravano anche i gestori del Bar Dolce Vita, ma il Riesame ha definito il presunto collegamento tra il locale e il riciclaggio una mera ipotesi investigativa.