“Prendiamo totalmente le distanze da quanto accaduto”, ci accolgono con queste parole gli studenti dell'istituto Tambosi di Trento al nostro arrivo Doveva essere uno sciopero bianco, una protesta pacifica per portare all'attenzione di dirigenza e Provincia alcune criticità vissute quotidianamente dagli studenti. , però, la mobilitazione ha finito per assumere tutt'altra piega, con episodi di vandalismo e tensione che hanno oscurato le ragioni della protesta. Secondo i rappresentanti degli studenti, l'iniziativa era nata con l'obiettivo di dare voce a tre richieste precise. In primo luogo, il sostegno ai docenti sulla questione dei viaggi di istruzione, una tematica che vede già schierata gran parte del personale scolastico. Gli studenti chiedevano inoltre un ammodernamento delle dotazioni tecnologiche dell'istituto, giudicate obsolete e responsabili di frequenti rallentamenti nello svolgimento delle lezioni. Infine, al centro della protesta vi era la richiesta di una maggiore rappresentanza degli studenti negli organi collegiali, dove il peso delle decisioni viene percepito come sbilanciato a favore della componente docente. La manifestazione, nelle intenzioni degli organizzatori, avrebbe dovuto svolgersi in modo ordinato e pacifico. Tuttavia, la situazione è rapidamente degenerata con l'arrivo di alcuni giovani non appartenenti all'istituto che avrebbero approfittato della protesta per compiere azioni violente. Resta così l'amarezza tra gli studenti promotori dell'iniziativa, che vedono sfumare l'occasione di aprire un confronto sulle problematiche della scuola. Una protesta nata per chiedere più ascolto e migliori condizioni di studio è stata infatti eclissata dalle immagini dei disordini e dei vandalismi che hanno segnato la mattinata nel centro di Trento.