L'ondata di falsi allarmi e psicosi collettive che sta investendo le chat degli studenti nel Nordest e in Trentino - dove hanno iniziato a circolare messaggi che annunciavano presunte violenze e stupri di gruppo - risponde a logiche precise, dove il vero nodo strutturale risiede negli algoritmi e nell'economia dell'attenzione. Come evidenziato dal docente dell'Università di Trento ed ex dirigente della Polizia Postale, Mauro Berti, l'odio e il panico in rete non nascono solo dalle intenzioni delle persone, ma sono amplificati da piattaforme progettate per monetizzare il coinvolgimento emotivo e la paura. Rabbia, indignazione e paura. Gli algoritmi in occidente diffondono più rapidamente i post che contengono reazioni forti. Le masse vengono veicolate a partecipare a queste catene di Sant’Antonio, chat private e virali che saltano i filtri e la razionalità dei canali d’informazione tradizionali. Berti avverte, «serve correre ai ripari, freniamo quest’asset economico».