In Trentino, la Ganzega e lo scambio di manodopera rappresentano strumenti tradizionali di mutuo soccorso agricolo che, se rigidamente normati e formalizzati, offrono un argine legale contro il caporalato e il lavoro nero. La presidente di CIA Trentino, Mara Baldo, sottolinea come la tracciabilità e la chiara perimetrazione di questi istituti impediscano il loro utilizzo improprio, proteggendo le aziende sane e isolando le reti criminali. È questo il messaggio centrale del seminario promosso a Trento da CIA – Agricoltori Italiani del Trentino Alto Adige Südtirol per fare chiarezza sulla gestione della manodopera nei campi. Il recente riconoscimento formale di queste consuetudini da parte della Camera di Commercio di Trento non è un semplice richiamo alla tradizione, ma una precisa scelta di campo a favore della legalità. Se da un lato le piccole aziende familiari hanno bisogno di flessibilità durante i picchi della raccolta, dall'altro l'assenza di regole chiare rischia di aprire varchi al lavoro sommerso. Il rischio di scivolare dall'appalto genuino allo sfruttamento è concreto, come dimostra un recente caso giudiziario di caporalato nella raccolta dell'uva in Trentino, conclusosi con la condanna dell'intermediario. Per difendersi, i legali intervenuti al seminario suggeriscono alle aziende agricole alcune azioni preventive fondamentali, come verificare la regolarità del DURC e valutare la plausibilità del prezzo della manodopera, diffidando dalle tariffe troppo basse. Trasparenza e tracciabilità si confermano, dunque, le uniche armi efficaci per tutelare i diritti dei lavoratori e difendere il tessuto agricolo trentino.