Due ore di dibattito, ma nessun passo indietro sul CPR di Trento. Il Consiglio provinciale ha respinto, con 20 voti contrari e 13 favorevoli, la mozione presentata dal Partito Democratico e primo firmatario Paolo Zanella, che chiedeva alla Giunta Fugatti di recedere dall'accordo con il Ministero dell'Interno per la realizzazione del Centro di permanenza per i rimpatri in Trentino.
Al centro delle critiche dell'opposizione i dubbi sull'efficacia dei CPR, le condizioni di permanenza e il rispetto dei diritti fondamentali. Contestati anche i costi dell'operazione, stimati in tre milioni di euro a carico della collettività trentina.
La mozione chiedeva inoltre di rivedere il dimezzamento dei posti destinati all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e di rafforzare le politiche di inclusione e accompagnamento. Tra le proposte anche il potenziamento del modello «Filiera Trentino», per ampliare e distribuire sul territorio l'accoglienza, favorendo formazione, lavoro e inclusione abitativa e sociale.
Di diverso avviso la maggioranza, che difende la struttura da 25 posti come strumento necessario per garantire sicurezza e rendere effettivi i provvedimenti di espulsione.
La bocciatura lascia quindi invariato il percorso: il CPR a Trento si farà.