Sono 4.780 le imprese del Trentino-Alto Adige appartenenti ai tre comparti maggiormente esposti al caro carburante: 2.569 agenti di commercio, 1.543 imprese di autotrasporto e 668 attività tra taxi e Ncc. Un dato che emerge dallo studio della CGIA di Mestre sul caro carburante e che dà subito la misura dell’impatto che l’impennata dei prezzi può avere sull’economia regionale.
Il peso è distribuito tra le due province: 2.500 sedi d’impresa a Bolzano e 2.280 a Trento. A dirlo uno studio della CGIA di mestre. È su questo tessuto produttivo che si abbatte il nuovo rincaro dei carburanti. A livello nazionale, tra febbraio e settembre 2026 il diesel è passato da 1,721 a 2,338 euro al litro, con un aumento del 35,9%; la benzina è salita del 29,1%.
Il governo ha messo in campo oltre 2,6 miliardi di euro tra riduzioni delle accise e crediti d’imposta, ma dal 26 settembre il taglio sul diesel scende da 12,2 a 6,1 centesimi al litro.
Dal 28 settembre arriva però il tetto annunciato da Eni sulla rete Enilive: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, inizialmente per 30 giorni e con possibilità di proroga fino a fine anno.
Per gli operatori regionali la questione non è soltanto quella del prezzo alla pompa. Gli autotrasportatori devono sostenere costi immediati per carburante, pedaggi, manutenzione e personale, mentre i pagamenti possono arrivare anche dopo 90 o 120 giorni.
I taxisti, invece, sono vincolati a tariffe amministrate e non possono trasferire rapidamente gli aumenti sull’utenza.
Anche per gli agenti di commercio, che percorrono ogni giorno lunghe distanze, il carburante rappresenta un costo diretto dell’attività.