Non servivano probabilmente i rincari delle materie prime, degli alimenti o dei carburanti per rendersene conto, ma la realtà di oggi parla chiaro: il Trentino, al ventiseiesimo posto tra le province italiane per quanto riguarda i salari, sta attraversando un periodo buio. I dati, riportati dal Geography index realizzato dall'osservatorio Jobpricing, parlano chiaro: se dal 2015 la retribuzione annua lorda è aumentata circa del 12%, l'inflazione è più che raddoppiata e, in soli dieci anni, è arrivata al 25%. Tradotto: una perdita del valore di acquisto pari al 13%. In Trentino, in particolare, la retribuzione media annua si ferma a poco più di 33.200 euro. In tutto il Nord supera i 34.100 euro, ma anche nel centro Italia il valore è di poco superiore al nostro e si attesta sui 33.500 euro. Un altro problema è rappresentato dalla "caduta" verso il basso in classifica: nel 2024 infatti, appena due anni fa, la nostra provincia si trovava al 20esimo posto, oggi peggiorato di ben sei posizioni. Certo è che nemmeno la vicina Bolzano è riuscita a fare meglio. Anzi, in questo caso i numeri sono ancora peggiori. L'aumento dei salari infatti si è fermato al 9,5%, ma l'inflazione ha superato il 32%. La perdita del valore di acquisto dunque è ben superiore a quella trentina, pari cioè a quasi il 23%. Alla luce di questi dati non sorprende la corsa ai rifornimenti delle ultime ore, non appena alcuni distributori hanno scelto di abbassare i prezzi. Ogni centesimo risparmiato, in questo periodo storico, può letteralmente fare la differenza.